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Martina Pacini

Celebrazione eucaristica per la festività dell'Immacolata Concezione

Celebrazione eucaristica in occasione della festività dell'Immacolata Concezione - martedì 8 dicembre
Oltre alle s. Messe nelle singole parrocchie della diocesi agli orari stabiliti dai parroci, avrà luogo la celebrazione eucaristica delle ore 11 in Cattedrale a Fidenza presieduta dal Vescovo Ovidio.
La celebrazione sarà allietata dai canti del Chorus Laetus diretto dal maestro Luca Pollastri.
➡ Sarà possibile seguire la s. Messa via streaming collegandosi al canale Youtube della Cattedrale di Fidenza al seguente link (https://www.youtube.com/.../UCXWnmb0TLVspz0PFxl_GeKA/videos)

Indicazioni della Cei sulle celebrazioni per la notte di Natale

Per la s. Messa nella notte di Natale “sarà necessario prevedere l’inizio e la durata della celebrazione in un orario compatibile con il cosiddetto coprifuoco”. È quanto si legge nel comunicato finale del Consiglio permanente straordinario della Cei – svoltosi online il 1° dicembre scorso – che si è confrontato circa le prossime celebrazioni natalizie, in modo particolare sull’orario della Messa nella notte di Natale. I vescovi ricordano quanto scritto nel recente Messaggio alle comunità cristiane in tempo di pandemia: “Le liturgie e gli incontri comunitari sono soggetti a una cura particolare e alla prudenza. Questo, però, non deve scoraggiarci: in questi mesi è apparso chiaro come sia possibile celebrare nelle comunità in condizioni di sicurezza, nella piena osservanza delle norme”. Da qui “la certezza che sarà così anche per le celebrazioni del Natale, come peraltro avvenuto finora”. “Tenuto conto delle diverse situazioni”, è stato detto, “sarà cura dei vescovi suggerire ai parroci di ‘orientare’ i fedeli a una presenza ben distribuita, ricordando la ricchezza della liturgia per il Natale che offre diverse possibilità: Messa vespertina nella vigilia, nella notte, dell’aurora e del giorno”.

“Speranza, gratuità e ascolto”: alla luce di queste tre parole, i vescovi hanno analizzato la situazione del Paese, provato dall’emergenza sanitaria e dalla conseguente crisi sociale ed economica. “In questi tempi dolorosi e difficili, allo sconforto si è aggiunta per molti la paura, che se da un lato ha visto un rinnovato ritorno alla fede e alla preghiera, allo stesso tempo, di fronte al dolore innocente, rischia di scivolare nel timore di pregare invano”, l’analisi dei vescovi, secondo i quali “contro la rassegnazione, la disaffezione, la disperazione, la Chiesa deve essere esempio di unità, di saldezza, di stabilità”.

Dall’emergenza sanitaria, per la Cei, “si deve uscire con un cuore più aperto a Dio e agli altri, con una fede e una speranza più vive, una carità più operosa e solidale”, con una Chiesa “al servizio di un’economia fraterna e di una politica di fraternità”. Perché “la rinascita, che tutti auspichiamo e a cui tutti – Pastori, istituzioni politiche, economisti, associazioni laicali – dobbiamo contribuire, non può essere solo economica e sociale, ma anzitutto spirituale e morale”.

 

"Ricominciare dall'Evangelo" - Lettera pastorale 2020-21 del Vescovo Ovidio

E' possibile leggere e scaricare qui la lettera pastorale 2020-2021 del Vescovo Ovidio dal titolo "Ricominciare dall'Evangelo". E' possibile rivolgersi al proprio parroco per avere una copia cartacea della lettera.

"Un progetto nitido e sapiente: rinnovare e rilanciare la vita e la missione della Chiesa di Fidenza sul modello della Chiesa degli Apostoli. Questo l’intento dichiarato da mons. Vezzoli nel consegnare alla Diocesi la sua Lettera pastorale 2020-21 dal titolo: “Ricominciare dall’Evangelo” in evidente continuità con quanto veniva indicato nella precedente Lettera pastorale 2018-20 “Unum est necessarium”. L’unica vera necessità – vi si diceva – è accogliere con accorto discernimento il segno per eccellenza, il Signore Gesù, compimento di ogni attesa. Si tratta ora di precisare meglio il fondamento e delineare le strutture portanti dell’edificio che si intende costruire o “ritrovare” per un’autentica “riforma della Chiesa”.

Come la Chiesa stessa ha appreso da Papa Giovanni XXIII e ha sperimentato nello spirito genuino del Concilio Vaticano II, si tratta di risalire alle origini, alle “fonti”, affinché “aggiornarsi” non significhi deviare sbagliando la strada.

“Ricominciare” dunque dall’Evangelo, dalla Persona umana e divina di Gesù Cristo, Parola di Dio fatta carne, morto e risorto, vivente nella Chiesa, operante nei sacramenti che danno salvezza e fanno crescere la comunità nuova dei figli di Dio, perennemente in missione nel mondo per annunciare e testimoniare una fraternità vera, per la civiltà dell’Amore. Punto di riferimento indicato dal Vescovo è il testo tratto dagli Atti degli Apostoli (2,42) con la rappresentazione delle quattro colonne fondamentali, sostegno della Chiesa di Gerusalemme, di quella di oggi e di sempre. Rivisitando questo edificio a quattro colonne incominciamo – quest’anno – dalla prima colonna: la Parola. L’anno prossimo sarà la volta della seconda: l’Eucarestia. L’anno seguente sosteremo sulla Preghiera, terza colonna. E infine sulla Fraternità ecclesiale, la quarta colonna. Tutto questo con l’aiuto di Dio.

Dal punto di vista redazionale, la Lettera pastorale presenta cinque capitoli: l’essenza della vita ecclesiale; la Parola di Dio nella vita e nella missione della Chiesa; la missione evangelizzatrice del discepolo; la missione: compito costitutivo della Chiesa; la Chiesa, comunità di chiamati per la missione. Al termine di ogni capitolo vengono offerti suggerimenti utili per il discernimento, il confronto, la preghiera. Il cap. VI è costituito da indicazioni pastorali per un cammino di comunione. A conclusione della Lettera il Vescovo riporta una parola illuminante di Dietrich Bonhoeffer sul significato e sulla necessità del silenzio, atto a favorire il clima spirituale dell’ascolto. Anche il sacerdote e poeta Clemente Rebora in un celebre verso racconterà così l’evento decisivo della sua conversione: “E la Parola zittì chiacchiere mie”. (don Tarcisio Frontini)

 

La preghiera della Chiesa nascente. Catechesi di Papa Francesco

Riportiamo di seguito il testo integrale della catechesi che Papa Francesco ha tenuto durante l'udienza generale del 25 novembre scorso dal titolo "La preghiera della Chiesa nascente".

"Il testo è oltremodo significativo perché richiama i fondamenti della prassi ecclesiale fin dagli inizi, a partire dal testo di Atti, 2,42. Questi fondamenti (ascolto della Parola di Dio, comunione fraterna, eucaristia e preghiera), a suo tempo, ho richiamato all’inizio della Lettera Pastorale “Ricominciare dall’Evangelo”. Per questo anno 2020-2021, come è noto, l’attenzione si focalizzerà soprattutto sulla centralità della Parola di Dio nella vita e nella missione della Chiesa. Questo è un segno di comunione che attesta come la Chiesa fidentina cammini nell’obbedienza al Vangelo e all’autentica tradizione apostolica" ha sottolineato il Vescovo Ovidio.

"Cari fratelli e sorelle,

i primi passi della Chiesa nel mondo sono stati scanditi dalla preghiera. Gli scritti apostolici e la grande narrazione degli Atti degli Apostoli ci restituiscono l’immagine di una Chiesa in cammino, una Chiesa operosa, che però trova nelle riunioni di preghiera la base e l’impulso per l’azione missionaria. L’immagine della primitiva comunità di Gerusalemme è punto di riferimento per ogni altra esperienza cristiana. Scrive Luca nel Libro degli Atti: «Erano perseveranti nell’insegnamento degli apostoli e nella comunione, nello spezzare il pane e nelle preghiere» (2,42). La comunità persevera nella preghiera.

Troviamo qui quattro caratteristiche essenziali della vita ecclesiale: l’ascolto dell’insegnamento degli apostoli il primo; il secondo, la custodia della comunione reciproca; terzo, la frazione del pane e, quarto, la preghiera. Esse ci ricordano che l’esistenza della Chiesa ha senso se resta saldamente unita a Cristo, cioè nella comunità, nella sua Parola, nell’Eucaristia e nella preghiera. È il modo di unirci, noi, a Cristo. La predicazione e la catechesi testimoniano le parole e i gesti del Maestro; la ricerca costante della comunione fraterna preserva da egoismi e particolarismi; la frazione del pane realizza il sacramento della presenza di Gesù in mezzo a noi: Lui non sarà mai assente, nell’Eucaristia è proprio Lui. Lui vive e cammina con noi. E infine la preghiera, che è lo spazio del dialogo con il Padre, mediante Cristo nello Spirito Santo.

Tutto ciò che nella Chiesa cresce fuori da queste “coordinate”, è privo di fondamenta. Per discernere una situazione dobbiamo chiederci come, in questa situazione, ci sono queste quattro coordinate: la predicazione, la ricerca costante della comunione fraterna – la carità – la frazione del pane – cioè la vita eucaristica – e la preghiera. Qualsiasi situazione dev’essere valutata alla luce di queste quattro coordinate. Quello che non entra in queste coordinate è privo di ecclesialità, non è ecclesiale. È Dio che fa la Chiesa, non il clamore delle opere. La Chiesa non è un mercato; la Chiesa non è un gruppo di imprenditori che vanno avanti con questa impresa nuova. La Chiesa è opera dello Spirito Santo, che Gesù ci ha inviato per radunarci. La Chiesa è proprio il lavoro dello Spirito nella comunità cristiana, nella vita comunitaria, nell’Eucaristia, nella preghiera, sempre. E tutto quello che cresce fuori da queste coordinate è privo di fondamento, è come una casa costruita sulla sabbia (cfr. Mt 7,24-27). È Dio che fa la Chiesa, non il clamore delle opere. È la parola di Gesù che riempie di senso i nostri sforzi. È nell’umiltà che si costruisce il futuro del mondo.

A volte, sento una grande tristezza quando vedo qualche comunità che, con buona volontà, sbaglia la strada perché pensa di fare la Chiesa in raduni, come se fosse un partito politico: la maggioranza, la minoranza, cosa pensa questo, quello, l’altro... “Questo è come un Sinodo, una strada sinodale che noi dobbiamo fare”. Io mi domando: dov’è lo Spirito Santo? Dov’è la preghiera? Dov’è l’amore comunitario? Dov’è l’Eucaristia? Senza queste quattro coordinate, la Chiesa diventa una società umana, un partito politico – maggioranza, minoranza – i cambiamenti si fanno come se fosse una ditta, per maggioranza o minoranza... Ma non c’è lo Spirito Santo. E la presenza dello Spirito Santo è proprio garantita da queste quattro coordinate. Per valutare una situazione domandiamoci se ci sono queste quattro coordinate: la vita comunitaria, la preghiera, l’Eucaristia...[la predicazione], come si sviluppa la vita in queste quattro coordinate. Se manca questo, manca lo Spirito, e se manca lo Spirito noi saremo una bella associazione umanitaria, di beneficienza, anche un partito, diciamo così, ecclesiale, ma non c’è la Chiesa. E per questo la Chiesa non può crescere per queste cose: cresce non per proselitismo, come qualsiasi ditta, cresce per attrazione. E chi muove l’attrazione? Lo Spirito Santo. Non dimentichiamo mai queste parole di Benedetto XVI: “La Chiesa non cresce per proselitismo, cresce per attrazione”. Se manca lo Spirito Santo, che è quello che attrae a Gesù, lì non c’è la Chiesa. C’è un bel club di amici con buone intenzioni, ma non c’è la Chiesa, non c’è sinodalità.

Leggendo gli Atti degli Apostoli scopriamo allora come il potente motore dell’evangelizzazione siano le riunioni di preghiera, dove chi partecipa sperimenta dal vivo la presenza di Gesù ed è toccato dallo Spirito. I membri della prima comunità – ma questo vale sempre, anche per noi oggi – percepiscono che la storia dell’incontro con Gesù non si è fermata al momento dell’Ascensione, ma continua nella loro vita. Raccontando ciò che ha detto e fatto il Signore – l’ascolto della Parola – pregando per entrare in comunione con Lui, tutto diventa vivo. La preghiera infonde luce e calore: il dono dello Spirito fa nascere in loro il fervore.

A questo proposito, il catechismo ha un’espressione molto densa. Dice così: «Lo Spirito Santo [...] ricorda Cristo alla sua Chiesa orante, la conduce anche alla Verità tutta intera e suscita nuove formulazioni, le quali esprimeranno l’insondabile Mistero di Cristo, che opera nella vita, nei sacramenti e nella missione della sua Chiesa» (n. 2625). Ecco l’opera dello Spirito nella Chiesa: ricordare Gesù. Gesù stesso lo ha detto: Lui vi insegnerà e vi ricorderà. La missione è ricordare Gesù, ma non come un esercizio mnemonico. I cristiani, camminando sui sentieri della missione, ricordano Gesù mentre lo rendono nuovamente presente; e da Lui, dal suo Spirito, ricevono la “spinta” per andare, per annunciare, per servire. Nella preghiera il cristiano si immerge nel mistero di Dio, che ama ogni uomo, quel Dio che desidera che il Vangelo sia predicato a tutti. Dio è Dio per tutti, e in Gesù ogni muro di separazione è definitivamente crollato: come dice san Paolo, Lui è la nostra pace, cioè «colui che di due ha fatto una cosa sola» (Ef 2,14). Gesù ha fatto l’unità.

Così la vita della Chiesa primitiva è ritmata da un continuo susseguirsi di celebrazioni, convocazioni, tempi di preghiera sia comunitaria sia personale. Ed è lo Spirito che concede forza ai predicatori che si mettono in viaggio, e che per amore di Gesù solcano mari, affrontano pericoli, si sottomettono a umiliazioni.

Dio dona amore, Dio chiede amore. È questa la radice mistica di tutta la vita credente. I primi cristiani in preghiera, ma anche noi che veniamo parecchi secoli dopo, viviamo tutti la medesima esperienza. Lo Spirito anima ogni cosa. E ogni cristiano che non ha paura di dedicare tempo alla preghiera può fare proprie le parole dell’apostolo Paolo: «Questa vita, che io vivo nel corpo, la vivo nella fede del Figlio di Dio, che mi ha amato e ha consegnato se stesso per me» (Gal 2,20). La preghiera ti fa conscio di questo. Solo nel silenzio dell’adorazione si sperimenta tutta la verità di queste parole. Dobbiamo riprendere il senso dell’adorazione. Adorare Dio, adorare Gesù, adorare lo Spirito. Il Padre, il Figlio e lo Spirito: adorare. In silenzio. La preghiera dell’adorazione è la preghiera che ci fa riconoscere Dio come inizio e fine di tutta la storia. E questa preghiera è il fuoco vivo dello Spirito che dà forza alla testimonianza e alla missione". (Papa Francesco)

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